lunedì 20 dicembre 2021

CATERPILLAR


Ho disegnato questa vignetta dopo aver letto e approfondito la questione dei 270 operai della Caterpillar lasciati senza lavoro da un giorno all’altro, senza preavviso e con modalità quantomeno improprie. L’azienda risulta in buone condizioni economiche, gli operai di Jesi sono riconosciuti di altissima professionalità e il prodotto che esce da questa fabbrica è di ottima qualità, non è spiegabile quindi una scelta come quella della Caterpillar di lasciare a casa tutti questi lavoratori con le conseguenze drammatiche che questo provocherà alle loro famiglie e al territorio. Mi ha disgustato il modo con cui gli operai sono stati informati della situazione: l’amministratore delegato della Caterpillar che va davanti ai cancelli della fabbrica , scortato da 3 bodyguard e un giuslavorista, per comunicare che il loro lavoro da domani non c’è più in quanto l’azienda ritiene più conveniente produrre gli stessi pezzi meccanici altrove. Punto. 

E la lotta operaia, la lotta di classe, il sindacato, lo Statuto dei lavoratori e tutto il resto? Che fine fanno? Calpestati dalle quattro paroline di circostanza di questo pavido dirigente francese e dalla ignavia di un Governo italiano incapace di far rispettare soprattutto la nostra Costituzione… Vergogna!


venerdì 17 dicembre 2021

E' stata la mano di Dio

 


Il film di Sorrentino, per me, è bellissimo.

Ho vissuto la mia giovinezza negli stessi luoghi del film, conosco bene quelle atmosfere, quei momenti e riconosco esattamente lo spirito con cui Sorrentino ha voluto raccontarli. La sequenza iniziale del mare e della visione complessiva della strada panoramica più bella di Napoli (via Caracciolo) con l’automobile che porta San Gennaro è molto evocativa e può far sognare chiunque ma un napoletano la sente in un altro modo, in fondo all’anima, come una parte impalpabile di se stesso. Tutti i napoletani, siano essi della parte “alta” benestanti che della parte “bassa” o delle periferie, sentono quella particolare empatia che li lega alla loro città come un’onda, un soffio di vento che li trasporta sul pelo dell’acqua, dal Castel dell’Ovo fino a Capri. Questa è la grandezza di Napoli, far sentire i suoi abitanti tutti uguali e tutti mossi  dagli stessi sentimenti verso un unico ideale di bellezza  “antica”, la stessa che Sorrentino racconta utilizzando la metafora di Maradona come fosse una divinità (e nel cuore dei napoletani lo è e lo sarà per sempre) accostandola alle antiche bellezze archeologiche nelle quali egli stesso trova la sua ispirazione, il suo invito a partire per seguire i suoi sogni. Napoli come una madre a cui Sorrentino ritorna per osservarla a lungo e intensamente, come non ha potuto fare con la sua di mamma, tragicamente scomparsa e amata intensamente e per sempre, come dimostrano tutte le immagini di quotidiana normalità in cui la ricorda e in particolare nel dialogo tenero seduti al tavolo della cucina di casa. Nel film molti oggetti, azioni, gesti consueti a noi uomini e donne di quella terra e di quel periodo, chi può dimenticare la Napoli in festa dello scudetto e chi può (di noi “eletti”) comprendere meglio cosa sia per Sorrentino il ricordo di una corsa con papà e mamma, sulla vespa e senza casco, per la strada più bella del mondo, sullo sfondo di una Napoli incantata? E la gita notturna in motoscafo con l’amico contrabbandiere, l’attrazione per la zia Patrizia, il portiere del palazzo con il cuore grande, i bagni e i tuffi dal gozzo, il pranzo di famiglia sotto il pergolato e un parentado un po’ sui generis con cui si ride di gusto di qualsiasi cosa. Una meraviglia questo “Amarcord” di Sorrentino che forse capiranno fino in fondo solo quelli come me, che hanno percorso le stesse strade, gli stessi vicoli, lo stesso mare, gli stessi panorami che ha raccontato così bene Sorrentino per il semplice fatto che li ha dentro come tracce indelebili del suo passato e del suo presente. La sequenza finale è un capolavoro assoluto, sempre dal mio punto di vista particolare beninteso, quando Fabietto (Sorrentino) indossa le cuffiette mentre sul suo viso scorre in trasparenza il paesaggio visto dal treno sulle note di “Napul’è” del grande Pino Daniele. Non poteva dare un messaggio più commovente e più condivisibile di questo a tutta la generazione di napoletani “apolidi” (come me e come tanti) che con lo stesso bagaglio di immagini negli occhi e di musica nel cuore hanno lasciato la città per cercare di realizzare i propri sogni altrove, spesso riuscendoci.

giovedì 2 dicembre 2021

ARTISTI IN MOSTRA PER SOSTENERE L'ADVAR

Sabato 4 e Domenica 5 Dicembre 2021 si terrà presso Villa Condulmer di Mogliano Veneto una mostra collettiva di 68 artisti che hanno offerto un dipinto da mettere in vendita a partire da una base d'asta di 200 Euro. Tutto il ricavato è destinato a sostenere l'ADVAR onlus di Treviso. 



mercoledì 24 novembre 2021

UNA SCUOLA SENZA “DANNI” NELLA CITTA’ IDEALE



Sfogliando alcune vecchie carte, nel fare la solita pulizia periodica del mio studio, ho riletto alcune cose interessanti riguardanti la scuola che frequentavo fino a qualche anno fa e di cui ho dimenticato quasi del tutto le cose peggiori ma conservato un ricordo nitido delle migliori. Rileggere mi ha risvegliato il ricordo di alcuni episodi ormai lontani che al momento mi sembrarono sconvolgenti, addirittura insopportabili, ma ora mi fanno sorridere se ripenso a quanto tempo ho sprecato della mia vita a rincorrere un ideale di giustizia irraggiungibile in una società come la nostra, nella quale spesso si intrecciano i ruoli istituzionali e professionali con  gli interessi o le ambizioni personali e i meriti con i privilegi. La scuola è stata, negli anni dalla riforma Berlinguer in poi, lo specchio in cui si è riflessa la nostra società con tutte le sue enormi contraddizioni. Nel mio piccolo ho vissuto sulla mia pelle la trasformazione della scuola e anche il “danno” che essa ha subito in questi ultimi decenni a causa delle riforme che di volta in volta i vari governi hanno realizzato, sulla pelle degli insegnanti ma anche e soprattutto su quella dei giovani, ai quali è stata tolta a mio parere la possibilità di formarsi una cultura adeguata ad affrontare questi tempi così complicati. Basti pensare alla riforma della scuola media che era la parte fondamentale del percorso scolastico, quella nella quale si formava la base portante delle conoscenze di ognuno che ora sforna studenti per la scuola superiore spesso incapaci di leggere e di scrivere, oppure a quella delle Università del 3+2 in cui non si capisce più i laureati in cosa esattamente si siano specializzati e spesso non lo sanno nemmeno loro. Ma l’episodio che mi è tornato in mente rovistando tra le vecchie carte fa riferimento ad una componente della scuola (i genitori) entrata a farne parte grazie alle suddette riforme le quali hanno sì “democratizzato” l’istituzione aprendola al contributo delle famiglie ma ne hanno anche pregiudicato la stabilità e l’efficienza inserendo forzatamente nel contesto scolastico un “corpo estraneo”, una sorta di “mina vagante” in grado di condizionarne il delicato meccanismo didattico-amministrativo fino a farlo implodere, come fu nel caso che racconterò prossimamente. 

Nel frattempo consiglio la lettura del bellissimo libro di Paola Mastrocola e Luca Ricolfi ( “Il danno scolastico” ) e, in particolare, la “lettera ad un genitore” in esso contenuta.




 

domenica 21 novembre 2021

21 novembre: giornata nazionale degli alberi


Oggi 21 novembre è una giornata importante per tutti coloro che non sopportano l'idea di un albero che muore, un albero tagliato, abbattuto dalle intemperie o sfinito dalla siccità o dall'incuria dell'uomo. Se volete fare qualcosa potete agire direttamente sul rimboschimento del pianeta regalando un albero a distanza su Treedom. Un contadino lo pianterà nella sua terra, sarà parte di un progetto di sviluppo di cui sarete costantemente informati attraverso foto e dettagli che potrete ricevere sulla pagina che il sito dedica ad ogni albero. Il mio me lo ha regalato mio figlio e si trova in Guatemala, è un albero del caffè.

Regalate un albero per Natale!