Il concerto di Renato Zero a Conegliano, mercoledì 18 marzo, è stato perfetto. Un esempio di professionalità, creatività, genialità e qualità musicale di un artista che non ha eguali. Non ha sbagliato niente. Parte del pubblico l'ho trovata invece insopportabile. Osannante ma costantemente distratta. "Renato Renato, Renato sei grande!! E altre amenità del genere "sorcini esagitati"... Magari nei momenti in cui sarebbe servita una certa concentrazione sui testi di questo anziano artista, visibilmente angosciato dal presente e preoccupato del futuro che, tra un brano e l'altro, cerca di trovare le parole per esprimere tutto il suo dolore esistenziale, mentre qualche imbecille urla nel silenzio e lui lo richiama con una frase magistrale "la ricreazione è finita!". Zero è un grande autore, ha realizzato un disco molto bello e uno spettacolo coinvolgente... Ma, se questi scalmanati avessero ascoltato con attenzione una sola delle canzoni stupende che ha cantato, sarebbe già qualcosa... invece urla, chiacchiere, un voltarsi da tutte le parti per vedere di riconoscere qualcuno, filmare video e inviarli in diretta non si sa a chi e una rottura di scatole continua per chi (come me) non aveva nessuna intenzione di alzarsi ad ogni accenno di canzone conosciuta, agitando le braccia e cantando tutti insieme, una cosa insopportabile... Un comportamento del quale credo lo stesso Renato Zero si sia stufato e che lo impaurisce, tanto che sembra voler evitare di scendere le scale per andare tra il pubblico che immediatamente si accalca verso di lui in modo minaccioso. Tutti aspirano ad un selfie, a una stretta di mano, a poterlo toccare ma, di ascoltare le canzoni, la sua voce, in religioso silenzio e con l'attenzione che meriterebbero no, quello è impossibile e non si può neanche pretendere, visto che l'artista è egli stesso artefice di questa deriva mistica-idolatrica di cui ora è vittima. In conclusione io sono andato al concerto, non senza fatica e con costi piuttosto elevati, perchè Zero mi piace da sempre e credo sia uno degli ultimi maestri di una grande generazione di autori-interpreti geniali, ormai quasi estintasi, per lasciare spazio ad una musica che non mi appartiene più e ha, per me, pochissimi elementi di interesse in quanto parla un altro linguaggio e si rivolge ad un'altra generazione. Andare al concerto di Renato Zero è stato un rendergli omaggio, riconoscere ciò che per la società italiana, per la musica e l'Arte, è stato il suo ruolo.
Tutto il resto, come direbbe Califano, "E' noia..."

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