Mi capita
sempre più spesso di parlare con qualcuno che si lamenta della situazione
italiana: la politica è uno schifo, il lavoro non c’è, la povertà,
l’immigrazione in aumento, la salute non più garantita per tutti, la scuola un
disastro, la cementificazione ormai oltre i limiti di guardia e via così in un
elenco senza fine… Ingenuamente mi capita di chiedere, a queste persone, se
hanno votato. Non chiedo mai per chi, a meno che non lo dicano loro
spontaneamente, anche perchè capisco generalmente l’orientamento da un minimo
scambio di opinioni. La risposta spesso è: “no, ormai non mi interessa più, non
credo in questa politica, sono tutti uguali, fanno solo i loro interessi, ecc.
ecc.” A questa risposta normalmente replico: “scusa ma, se non vai a votare, come
pensi che possa cambiare la politica e l’Italia, visto che così com’è non ti
piace?” Da qui nasce spesso una discussione breve ma intensa sul diritto dovere
del voto a cui in molti (troppi) si stanno sottraendo, riducendo così il numero
dei votanti attualmente attivi nel nostro paese a meno del 50% degli aventi
diritto (nel 2004 si recava alle urne il 71,72% oggi solo il 48,31%). Questa
riduzione patologica dell’espressione di voto, e dunque della Democrazia nel
nostro sistema politico e sociale, sta determinando una grave anomalia perché
nel Parlamento, le maggioranze e dunque i governi, non sono più espressione di
una effettiva maggioranza nel Paese e quindi non godono di un vero consenso
popolare ma sono il frutto di una minoranza che viene premiata in modo
artificioso da una Legge elettorale (pessima) che assegna al partito che
ottiene più voti percentuali alle elezioni un numero di seggi in Parlamento
sproporzionato, grazie al quale si forma il Governo e si amministra il potere
legislativo ed esecutivo.
Nella
attuale situazione il nostro Parlamento esprime come partito di maggioranza
(relativa) Fratelli d’Italia, con un consenso stimato intorno al 26,5% degli
italiani interpellati dal sondaggio IPSOS.
Fonte: Ipsos per il
Corriere della Sera, 23/05/2024
Se
consideriamo che, in base ad accordi preelettorali strategici, la coalizione di
centro destra governa attualmente con una maggioranza risicata di voti,
espressi dalla sola metà circa degli aventi diritto nel Paese, si capisce
quanto sia inconsistente la base di consenso su cui poggia l’attuale azione di
governo. Tutto il potere effettivo che il Partito Di Giorgia Meloni ha assunto,
e sta sempre più assumendo, sia nel Governo dello Stato che negli apparati
relativi alla comunicazione, all’industria, alle infrastrutture ecc. si basa su
una percentuale di voti del 26% del 63,91% degli aventi diritto (percentuale
ulteriormente scesa nelle ultime europee al di sotto del 50%). Con una evidente
quanto preoccupante maggioranza complessiva di coloro che non esprimono alcun
voto e che non esercitano questo loro diritto/dovere sulla base di un generico
scontento, di una convinta quanto inutile opposizione al sistema politico,
oppure per disinteresse, disinformazione o semplice ignoranza. Riallacciandomi
a quanto dicevo all’inizio questa situazione dovrebbe chiamare a raccolta tutti
i partiti (di destra di centro e di sinistra) ad uno sforzo comune a
salvaguardia della nostra Democrazia, per richiamare alle urne e alla politica
attiva quei cittadini che si negano un diritto sacrosanto venendo meno anche ad
un dovere civico nei confronti di tutti noi che alle urne ci andiamo
puntualmente ben sapendo che il voto, qualunque esso sia, è l’unico strumento
reale per il cambiamento che tanto auspichiamo.
