DOMENICA 25 SETTEMBRE ALLE ORE 18.00
sabato 24 settembre 2022
TCBF DI TREVISO - FIRMACOPIE DOMENICA 25 SETTEMBRE 2022 ORE 18.00
lunedì 19 settembre 2022
QUANDO DISEGNAVO PER LA RAI
Nel 1979, frequentavo l’Università e lavoravo a contratto
con la RAI (pagavano benissimo gli “esterni”) era un lavoro divertente e
impegnativo in quanto si trattava di realizzare delle brevi sigle animate per
programmi di varia natura. Io facevo il progetto, lo presentavo al direttore di
rete, si teneva una breve riunione per approvare i contenuti dopodiché si
passava alla realizzazione. Io creavo i disegni che poi venivano animati da uno
strumento che oggi farebbe ridere a confronto con i sistemi di animazione che
abbiamo a disposizione: la truka. Non c’erano computer o sistemi di animazione
digitali dunque la lavorazione richiedeva molto tempo, a volte mesi, e spese
ingenti di produzione per pochi minuti di video. Ricordo che alcuni filmati
venivano spediti addirittura in Olanda per essere rifiniti con macchinari che
la RAI non aveva a disposizione e ogni volta mi stupivo dei risultati sorprendenti,
e anche dei costi imponenti, che l’azienda pubblica sosteneva per pochi minuti
di sigla. Oggi posso fare le stesse cose, molto meglio, con un programmino
gratuito che gira sul mio portatile. Così va il progresso… Nella foto un
articolo del “Mattino” di Napoli che parla di una trasmissione di cui avevo
creato la sigla e la scenografia, il cui responsabile era un ancora poco conosciuto
Domenico De Masi.
domenica 11 settembre 2022
MI HA SALVATO LA MATITA
Ho la passione del disegno da quando ero bambino, mi piace
soprattutto creare personaggi divertenti e vignette umoristiche, mi sono sempre
ispirato alle persone che ho conosciuto nei diversi ambienti che ho
frequentato, cercando di riprodurne i tratti particolari e più divertenti. La
vignetta mi attrae particolarmente perché consente di unire testo e immagine
per esprimere, con estrema sintesi, concetti anche profondi e complessi. Nel
corso della mia carriera di insegnante di Educazione Artistica ho disegnato
migliaia di vignette dedicate alla scuola, molte le ho regalate a colleghi,
alunni, dirigenti, genitori… tantissime le ho conservate. Dal 2019 sono in
pensione e la pausa imposta dal Covid mi
ha consentito di riordinare il mio archivio e di selezionarne una parte
cospicua che ho raccolto in un libro che sarà in distribuzione nei prossimi
giorni, nelle librerie e sulle principali piattaforme on line. Il volume
contiene, oltre alle vignette, testi che ho scritto sulla mia esperienza di docente,
come una sorta di “diario di bordo” che spero potranno aiutare il lettore a
comprendere come è cambiata la scuola negli ultimi anni e come potrebbe ancora
cambiare, secondo me.
Dal 25 settembre 2022 in libreria e sulle piattaforme online!
venerdì 28 gennaio 2022
UNA CARTOLINA DA HAMMERSTEIN
Oggi, 27 gennaio 2022, metto a disposizione di chi desidera conoscere
meglio la sua storia il video che realizzammo nel laboratorio, con la sua
straordinaria partecipazione. Potete vederlo, nella versione originale, a
questo Link dove resterà visibile per una decina di giorni:
Il soggetto del cortometraggio fa riferimento ad una storia vera riguardante un cittadino di Casale sul Sile ( TV ) , ex combattente nell’ultima guerra mondiale ed ex prigioniero nel campo tedesco di Hammerstein, nel 1943.La vicenda di Bruno Rossetto, questo è il nome del nostro testimone, attraversa un periodo fondamentale della nostra storia e comprende un episodio che ha dell’incredibile: lo strano, incredibile percorso di una cartolina, da lui spedita a suo fratello nel lontano 1943 dal campo di prigionia tedesco in cui era stato deportato e mai arrivata al destinatario ma “ritornata” nelle mani del mittente dopo moltissimi anni grazie ad una occasione fortuita e del tutto casuale.
La cartolina è stata recuperata ( solo qualche anno fa ), presso un
mercatino dell’usato a Udine, da un alpino di Casale sul Sile che l’aveva
notata curiosando tra i banchetti del
mercato, leggendone l’indirizzo del Comune di Casale sul Sile.
Questo signore l’ha acquistata pensando di
poterne trovare il destinatario e di recapitarla, attraverso amici e
conoscenti comuni, al legittimo destinatario o ai suoi parenti.
Purtroppo il fratello di Bruno Rossetto, a cui era stata inviata la missiva è morto dopo pochi mesi di guerra ma il signor Bruno ha potuto rientrare in possesso della sua cartolina, oggetto prezioso e davvero pieno di ricordi, grazie all’interessamento di alcuni amici che hanno fatto in modo di consegnargliela nel corso di una festa organizzata appositamente per l’occasione in un cinema di Casale. Partendo da questo episodio curioso e anche commovente e dall’idea che, attraverso questo episodio, si potesse creare una sorta di collegamento tra scuola e territorio, vita attuale e storia passata, giovani e anziani, memoria e futuro, il “laboratorio cinema” ha proposto come primo tema di quest’anno ( ci sarà un secondo lavoro a breve, su un tema diverso ) un film-documento sulla storia della sua prigionia raccontata da B.Rossetto agli alunni della nostra scuola e della Storia come memoria viva, trasmessa attraverso la testimonianza di coloro che, per fortuna, ancora possono raccontare ai giovani cosa è stata la guerra e perché non bisogna mai più farla.
TITOLO: “Una cartolina da Hammerstein”
DURATA: 48’34”
PROGETTO:
Maurizio Zenga
(
docente responsabile del laboratorio Cinema a scuola
per l’Istituto Comprensivo di Casale sul Sile
)
INTERPRETI: Graziano Serra, gli alunni del laboratorio
cinema 2009/2010
con la partecipazione di Bruno Rossetto e Carlo
Meneghetti
ARGOMENTI: la seconda guerra mondiale, la Storia a
scuola, il rapporto tra giovani e anziani, la memoria, la multimedialità e la
didattica nella disciplina Arte e immagine nella scuola media, il cinema a
scuola, la relazione tra scuola e territorio.
SONORO: in presa diretta e doppiaggio in studio
FORMATO: 16:9 telecamera mini DV ( Panasonic )
lunedì 20 dicembre 2021
CATERPILLAR
Ho disegnato questa vignetta dopo aver letto e approfondito la questione dei 270 operai della Caterpillar lasciati senza lavoro da un giorno all’altro, senza preavviso e con modalità quantomeno improprie. L’azienda risulta in buone condizioni economiche, gli operai di Jesi sono riconosciuti di altissima professionalità e il prodotto che esce da questa fabbrica è di ottima qualità, non è spiegabile quindi una scelta come quella della Caterpillar di lasciare a casa tutti questi lavoratori con le conseguenze drammatiche che questo provocherà alle loro famiglie e al territorio. Mi ha disgustato il modo con cui gli operai sono stati informati della situazione: l’amministratore delegato della Caterpillar che va davanti ai cancelli della fabbrica , scortato da 3 bodyguard e un giuslavorista, per comunicare che il loro lavoro da domani non c’è più in quanto l’azienda ritiene più conveniente produrre gli stessi pezzi meccanici altrove. Punto.
E la lotta operaia, la lotta di classe,
il sindacato, lo Statuto dei lavoratori e tutto il resto? Che fine fanno?
Calpestati dalle quattro paroline di circostanza di questo pavido dirigente francese
e dalla ignavia di un Governo italiano incapace di far rispettare soprattutto
la nostra Costituzione… Vergogna!
venerdì 17 dicembre 2021
E' stata la mano di Dio
Il film di Sorrentino, per me, è
bellissimo.
Ho vissuto la mia giovinezza
negli stessi luoghi del film, conosco bene quelle atmosfere, quei momenti e riconosco
esattamente lo spirito con cui Sorrentino ha voluto raccontarli. La sequenza
iniziale del mare e della visione complessiva della strada panoramica più bella
di Napoli (via Caracciolo) con l’automobile che porta San Gennaro è molto
evocativa e può far sognare chiunque ma un napoletano la sente in un altro
modo, in fondo all’anima, come una parte impalpabile di se stesso. Tutti i
napoletani, siano essi della parte “alta” benestanti che della parte “bassa” o
delle periferie, sentono quella particolare empatia che li lega alla loro città
come un’onda, un soffio di vento che li trasporta sul pelo dell’acqua, dal
Castel dell’Ovo fino a Capri. Questa è la grandezza di Napoli, far sentire i
suoi abitanti tutti uguali e tutti mossi
dagli stessi sentimenti verso un unico ideale di bellezza “antica”, la stessa che Sorrentino racconta
utilizzando la metafora di Maradona come fosse una divinità (e nel cuore dei
napoletani lo è e lo sarà per sempre) accostandola alle antiche bellezze
archeologiche nelle quali egli stesso trova la sua ispirazione, il suo invito a
partire per seguire i suoi sogni. Napoli come una madre a cui Sorrentino ritorna per osservarla a lungo
e intensamente, come non ha potuto fare con la sua di mamma, tragicamente
scomparsa e amata intensamente e per sempre, come dimostrano tutte le immagini di quotidiana normalità in cui la
ricorda e in particolare nel dialogo tenero seduti al tavolo della cucina di
casa. Nel film molti oggetti, azioni, gesti consueti a noi uomini e donne di
quella terra e di quel periodo, chi può dimenticare la Napoli in festa dello
scudetto e chi può (di noi “eletti”) comprendere meglio cosa sia per Sorrentino
il ricordo di una corsa con papà e mamma, sulla vespa e senza casco, per la
strada più bella del mondo, sullo sfondo di una Napoli incantata? E la gita notturna
in motoscafo con l’amico contrabbandiere, l’attrazione per la zia Patrizia, il
portiere del palazzo con il cuore grande, i bagni e i tuffi dal gozzo, il
pranzo di famiglia sotto il pergolato e un parentado un po’ sui generis con cui
si ride di gusto di qualsiasi cosa. Una meraviglia questo “Amarcord” di Sorrentino
che forse capiranno fino in fondo solo quelli come me, che hanno percorso le stesse
strade, gli stessi vicoli, lo stesso mare, gli stessi panorami che ha
raccontato così bene Sorrentino per il semplice fatto che li ha dentro come
tracce indelebili del suo passato e del suo presente. La sequenza finale è un
capolavoro assoluto, sempre dal mio punto di vista particolare beninteso,
quando Fabietto (Sorrentino) indossa le cuffiette mentre sul suo viso scorre in
trasparenza il paesaggio visto dal treno sulle note di “Napul’è” del grande
Pino Daniele. Non poteva dare un messaggio più commovente e più condivisibile
di questo a tutta la generazione di napoletani “apolidi” (come me e come tanti)
che con lo stesso bagaglio di immagini negli occhi e di musica nel cuore hanno
lasciato la città per cercare di realizzare i propri sogni altrove, spesso
riuscendoci.


